Come SCRIVERE con il KINDLE (tramite una TASTIERA USB)

Tra computer, telefonino e televisori, di fatto passo buona parte della giornata a fissare una fonte luminosa, affaticando gli occhi al punto che a volte sento il bisogno di staccare. Per continuare a leggere senza fissare lampade led/neon e refresh selvaggi, di recente ho acquistato un dispositivo relativamente economico: il Kindle. Be’, ragazzi, funziona perfettamente. (Se non sapete cosa siano un Kindle o un display e-ink potete trovarne una descrizione a fine articolo). Posso leggere per ore senza stancarmi e per me rappresenta una rivoluzione.

In pochi minuti ho imparato a metterci sopra tutti gli articoli che mi interessano per leggerli con calma, o a convertire e mandarmi con successo i documenti dal computer, ma quando ho deciso che io col Kindle ci volevo anche scrivere sono arrivato a un punto morto.

La (desolante) situazione attuale

Per scrivere il mio prossimo capolavoro senza rovinarmi la vista ho subito pensato che sarebbe stato sufficiente attaccare al Kindle una tastiera USB esterna (per testi lunghi qualsiasi altro surrogato risulta scomodo). Di Bluetooth e relativo standard per tastiere neanche a parlarne. Immaginavo che Amazon non avesse inserito nativamente la capacità di collegare un dispositivo di input alla porta sul lato inferiore, ma ero anche convinto che qualche buontempone avesse già trovato una soluzione. A quanto pare mi sbagliavo. Tra i diversi problemi ce ne sono un paio significativi: il Kindle non fornisce alimentazione sulla sua porta usb, o comunque non ne fornisce abbastanza per alimentare una tastiera; il firmware non lo prevede (anche se in effetti è in grado di fare da host USB, visto che il modem dei modelli col 3G è collegato a una porta USB interna).

Di fatto nessuno di questi e altri ostacoli è insormontabile, ma se avessi il tempo e le capacità tecniche per un hacking hardware e/o firmware così avanzato li userei per irrompere nei computer di Playboy e crearmi un pass da visitatore permanente, non certo per attaccare una tastiera a un pezzo di plastica.

La soluzione ideale, fino a quando Amazon non deciderà di inserire il supporto alla tastiera (se mai lo farà), sarebbe creare un piccolo dispositivo esterno da inserire tra il Kindle e la tastiera. Vi risparmio le ipotesi prese in considerazione perché troppo tecniche, ma di fatto avrei usato un circuitino autocostruito per leggere i dati dalla tastiera (questa è la parte facile) e passarli in qualche modo al Kindle (questa è la parte “creativa”). Se invece vogliamo aprire il Kindle, invalidare la garanzia e rischiare di romperlo le alternative sono diverse, non ultima quella banale di procurarsi un Kindle di vecchia generazione col tastierino e fare un po’ di collegamenti.

Tuttavia nel momento in cui mi sono reso conto che avrei speso più tempo a progettare e testare che a scrivere ho deciso di cercare una soluzione magari anche scomoda e tortuosa, ma disponibile subito.

Il (discutibile) metodo che ho usato

Okay, abbandonate ogni speranza di vedere un’idea elegante ed efficiente perché non credo di aver mai immaginato niente di più sporco (a parte quella volta che sognai di sbucciare le patate con la Andie MacDowell dei primi anni 90. Ecco una foto che scattai in quell’occasione).

Ma passiamo subito all’occorrente: un computer collegato a internet, una tastiera USB esterna, un’iscrizione a Google Documenti (se avete un indirizzo gmail di fatto ce l’avete già) e, ovviamente, un Kindle. Ecco un disegnino per capire subito come funziona:

Google Docs è un sistema per la creazione e la modifica di documenti completamente online. Una delle caratteristiche più utili è la sua capacità di permettere la modifica simultanea di un documento da parte di più persone, collegate da diversi dispositivi. In pratica se avete due computer collegati al vostro account Google Docs e aprite su entrambi lo stesso documento, digitando su uno dei computer vedrete comparire le lettere anche sull’altro.

I passaggi per scrivere sul Kindle tramite la tastiera del computer sono i seguenti:

1) Il Kindle ha un browser web sperimentale, nascosto in una sezione apposita. Apritelo, andate su docs.google.com e inserite nel modulo sulla destra le vostre credenziali di accesso (o iscrivetevi se ancora non le avete).

2) Cliccate su uno dei documenti esistenti o createne uno nuovo col tasto CREA sulla sinistra.

3) Andate in basso nella pagina e nella sezione “Visualizza su:” scegliete “Desktop”. Google vi dirà che siete cattivi e quella versione non va bene, ma voi cliccate lo stesso su “Continua blabla”. Quest’ultimo punto è importante perché Google sa che vi state collegando da un Kindle e vi mostra subito la versione ridotta per cellulari, che andrebbe anche bene se non fosse che quella versione non sincronizza costantemente i dati con il server.

4) Ora spostatevi sul computer, aprite il vostro browser web preferito e andate su http://docs.google.com. Loggatevi anche qui e selezionate lo stesso documento aperto sul Kindle. Provate a scrivere qualcosa: lo vedrete apparire sul Kindle. Okay, funziona.

5) Adesso, sempre dal computer, sistemate la grandezza e i margini della pagina e la dimensione dei caratteri fino a quando non vi sembra che sul Kindle la visualizzazione sia soddisfacente. Non dimenticatevi che sul Kindle potete anche zoommare.

Sarò onesto con voi: non sono tutte rose e fiori. La procedura non è affatto complessa (una volta inseriti i link nei preferiti è anche abbastanza veloce), ma il sistema presenta alcuni gravi difetti. Innanzitutto la velocità non è un granché (non si tratta della lentezza del display ma della sincronizzazione). Un feedback lento non è sempre necessario ma potrebbe distrarre. In più ho avuto problemi con lo scrolling del testo mentre scrivevo.

Ah, c’è anche lo screensaver che parte dopo un periodo di inattività, ma quello l’ho risolto col trucchetto di cercare “~ds” nella casella in alto sulla lista dei libri. Si tratta di un codice per disattivare del tutto lo screensaver (credo ne esista anche uno per riattivarlo, ma per adesso spengo il Kindle tenendo premuto a lungo il tasto di spegnimento).

Tutti questi problemi potrebbero essere risolti in maniera molto semplice e senza le complicazioni di Google Docs o servizi di scrittura collaborativa analoghi, ma è meglio parlarne nella prossima sezione.

Sezione Nerd (la verità)

Adesso che siamo tra noi possiamo dircelo: il modo migliore per sfruttare questo meccanismo sarebbe creare un piccolo sistema dedicato. Prima di scrivere l’articolo ho pensato se fare un prototipo con PHP e JQuery (per andare in produzione ovviamente è più adeguato Node.js perché JQuery nudo andrebbe continuamente in polling e sarebbe troppo lento, ma stiamo parlando di un prototipo e Node.js richiede un server ad hoc). Cliccando su un link qualsiasi si sarebbe finiti su una pagina del tipo www.nomefigositoweb.com/codicecasuale. Inserendo lo stesso indirizzo sul browser del Kindle sarebbe avvenuta la magia: testo e scrolling sincronizzati senza problemi, persino utilizzo del mouse. Sul Kindle tutto sarebbe comparso nella giusta dimensione, magari con la possibilità di cambiare la grandezza dei caratteri. Il sistema avrebbe riconosciuto il tipo di dispositivo (Kindle, iPad ecc.) e si sarebbe adattato a risoluzione e caratteristiche tecniche. Due considerazioni mi hanno frenato dal realizzare tutto questo: a) sono orizzontale e ho deciso che quando non mi va di fare qualcosa allora è sufficiente raccontare l’idea; b) tutto questo scrivere sarebbe inutile se i documenti non si potessero salvare o inviare da qualche parte; questo avrebbe richiesto la gestione di account utente affidabili. Si poteva gestire con i sistemi di autenticazione di Facebook o Google, ma avrebbe richiesto comunque troppo lavoro e attenzione.

Se c’è qualcuno ferrato nelle tecnologie adatte e ha voglia di farlo, lo faccia pure, con o senza di me. Credo che il sitarello sarebbe ripreso dalle maggiori testate tecnologiche in giro per la rete (non è così emozionante come può sembrare: scrivono di tutto se parli del gadget giusto).

Immagino ci sia un metodo per inviare i tasti premuti a un Kindle jailbreakato, ma se esiste non l’ho trovato pronto. Di sicuro si può realizzare un sistema sostenibile per attaccare direttamente la tastiera al Kindle: se qualcuno ha voglia di studiare la faccenda e parlarne al resto del mondo, può farmi uno squillo in email.

In alternativa c’è sempre quella vecchia opzione dell’uscire e farsi una vita.

Leonardo


* Il Kindle è un dispositvo piccolo e leggero, munito di un display a livelli di grigio molto inefficiente (i tempi di risposta sono pessimi, spesso puoi intravedere qualcosa della schermata precedente ecc.), ma assolutamente pari alla carta. Questo significa riflessi quasi assenti, niente refresh costanti e nessuna retroilluminazione (devi disporre di una fonte luminosa esterna, esattamente come per la carta). A differenza dei comuni LCD funziona benissimo all’aperto e la batteria dura settimane o mesi perché il display consuma energia solo durante il cambio della pagina. Se volete saperne di più potete leggere la voce di Wikipedia sulla carta elettronica o visitare la pagina italiana del Kindle. Se siete ancora curiosi, niente è meglio di qualche ricerca su Youtube. Considerate però che se lo guardate attraverso un comune monitor, lo schermo e-ink vi sembrerà uno schermo qualsiasi: dovete guardarne uno dal vivo. Vecchi lettori ebook si trovano spesso alla Feltrinelli e nei grandi centri commerciali. Di solito sono spenti o guasti, ma se mostrano qualcosa sul display per voi non fa differenza. Esistono molti altri lettori in commercio, ma in Italia almeno per ora il Kindle è il più economico (considerando anche la tecnologia messa a disposizione).

Ruba Questo Romanzo – 1.000.000 di copie vendibili

Forse potrei ottenere qualche vantaggio dal mostrarmi gelido e sicuro come uno scrittore affermato, ma la verità è che sono emozionato come una prostituta alla sua prima notte di nozze (cioè più emozionato di quando la palla di gelato ti cade dal cono e meno di quando scopri che in qualche parte del mondo per le donne sei l’equivalente di Brad Pitt).

Ecco il mio romanzo. L’ho mostrato a qualcuno in passato ma non l’ho mai spedito agli editori per una mia brillante intuizione secondo la quale se non lo vedono non possono rifiutarlo.

Avevo poco tempo a disposizione per confezionarlo a causa di un esperimento chiamato Scians (Soggetto Cosciente Inizia Attività Non Sostenibili), ma sono riuscito a sistemare il sito web dedicato e a mettere online i primi due capitoli per una partenza in sordina. Sto lavorando per inserire tutti i 38 capitoli in formati di lettura più comodi (Kindle, ePub, iPhone, iPad, PDF ecc.), ma prima di organizzare un lancio alla Stephen King vorrei assicurarmi che non vi suoni un po’ come una laurea ad honorem al gatto di Umberto Eco (insomma, se vi piace scrivetemi o non lo saprò mai!).

Ah: se lavori nel campo dell’editoria e vuoi darmi un consiglio, aiutarmi a farne rubare un milione di copie o spiegarmi per quale motivo la Coca-Cola nelle bottiglie di vetro ha un sapore migliore, sai come contattarmi. Se invece sei normale: benvenuto e buona lettura!

Leonardo

REGALATE le vostre IDEE

Ogni tanto mi capita di scoprire che qualche farabutto sta facendo soldi con una mia vecchia invenzione. Non importa quanto fossi stato silenzioso cinque anni prima mentre, seduto sulla tazza, pensavo che sarebbe stato davvero figo avere un termometro a infrarossi: prima o poi qualcuno entra nel mio cervello e mi ruba l’idea. Succede anche a voi, vero?

Dieci anni fa il mio primo pensiero in questi casi era: “Dannazione, avrei potuto farlo io, ci ero arrivato secoli prima!” Adesso invece alzo gli angoli della bocca e penso: “Wow, finalmente qualcuno l’ha fatto.”

Cosa ha cambiato così radicalmente il mio modo di guardare alla faccenda? Alcune piccole consapevolezze.

1. Abbiamo tutti un sacco di idee, continuamente; l’importante non è inventare qualcosa, ma realizzarla. L’illuminazione è solo il primo gradino di una scala lunghissima e tortuosa. La stessa idea può avere un successo strepitoso o dimostrarsi un grande flop a seconda della realizzazione, della promozione e di un pizzico di fortuna. Non avete inventato Facebook due anni prima che nascesse: la vostra era solo una debole intuizione.

2. Esistono persone orizzontali e persone verticali (no, non ha niente a che fare col sesso). Gli orizzontali sanno un po’ di tutto, ma scendono poco in profondità: una volta soddisfatta la propria curiosità passano ad altro. I verticali scelgono un argomento e lo sviscerano per anni, diventando spesso specialisti o guru di quel settore. Il mondo ha bisogno sia degli orizzontali che dei verticali. I primi sono bravi a trovare le connessioni tra le cose: un colibrì li sputa in un occhio e loro pensano a come l’evento si amalgami perfettamente con una frase di Aristotele, la teoria delle stringhe e una tazza di Coco Pops, e due ore dopo nasce la quarta legge della termodinamica. Poi ci sono i verticali, che prendono la legge appena ipotizzata, la analizzano, fanno in modo che serva a qualcosa e ci basano 40 anni della propria carriera. Io sono un orizzontale: una volta che l’ammiccatore elettronico esiste e funziona nella mia mente non ha senso passare alla realizzazione pratica, troverei il processo troppo noioso.

3. Se ho un’idea grandiosa e la realizzo perfettamente, e quest’idea cambia il mondo, be’… ottimo: siamo tutti contenti. Ma che succede se mi viene un’idea grandiosa, in grado di cambiare il mondo, e non la passo alla comunità perché “shhh, me la fregano!” Succede che l’idea morirà con me e avrò vissuto in un mondo peggiore. Magari avevo scoperto la cura per una grave malattia e la mia dolcissima ragazza morirà undici giorni prima del nostro primo incontro. Non solo l’automobile a pipì non esiste, ma non potrò nemmeno comprarne una.

4. Buttiamola sull’ego: se quel qualcosa deve esistere, ci volete il vostro nome stampato sopra. Perfetto. Adesso non vi resta che farvi prestare 100 milioni di euro (o lavorare su qualsiasi altra difficoltà ci sia da superare) e iniziare. Nemmeno 1 su 1000 di voi lo farà. Non è un male, perché abbiamo tempo e altre risorse sufficienti per sviluppare soltanto quello in cui crediamo davvero. Solo scordatevi di poter rivendicare la paternità di quell’idea. Se invece pubblicherete un articolo da qualche parte con la descrizione esatta di una macchina per volare allora tra qualche mese sui giornali scriveranno “Pierciccio, inventore delle scarpe volanti”. Altrimenti ci penseranno i tizi della Geox (dopo aver escogitato i buchi nelle suole il passo è breve). Anzi, volete saperla tutta? Chiunque potrà brevettare quel particolare modo per volare perché non esiste prova che l’invenzione esistesse già: dovrete pagare un sacco di soldi per le vostre Geox volanti, e così dovranno fare tutti.

Esistono altri aspetti (per esempio chi regala idee davvero interessanti di solito diventa ricco; piccole trovate possono diventare rivoluzionarie se unite a intuizioni altrui; è la condivisione della conoscenza che ha portato l’umanità a questi livelli – ogni uomo parte dal punto in cui i suoi predecessori si sono fermati – e bla bla bla), ma alla fine il mio consiglio suona più o meno così: “Se stamattina lavandovi i denti è arrivata un’idea grandiosa e in cuor vostro sapete che non la userete mai, prendetevi un paio di minuti per regalarla al mondo. Tra dieci o cinquant’anni nessuna delle sciocchezze che oggi vi frena avrà importanza: l’unica cosa che vi farà sorridere sul serio sarà la consapevolezza che in qualche modo, e nonostante tutto, le vostre idee hanno fatto la differenza.”

Leonardo

Come VEDERE meglio AL BUIO

Ci sono trucchi che alcune persone sembrano conoscere dalla nascita mentre altre non colgono nemmeno a novant’anni. Eccone uno.

Tra le cellule che compongono la retina (una sorta di sensore posto sul fondo dell’occhio che si occupa di catturare le immagini e trasmetterle al cervello tramite il nervo ottico), ci sono i coni e i bastoncelli. I primi si occupano di catturare i colori e hanno bisogno di una luce abbastanza forte per funzionare, mentre i secondi sono ignoranti sui colori ma sensibili anche a basse intensità di luce.

Tutta questa teoria potrebbe sembrare inutile, se non fosse che la distribuzione dei due tipi di cellule nella retina non è uniforme. I coni infatti sono presenti con una densità maggiore nella zona centrale, mentre i bastoncelli si sprecano nella zona periferica.

Per farla breve: quando siete al buio e cercate di leggere le lancette radioattive* del vostro orologio, non osservatelo direttamente ma usate la visione laterale. In certe condizioni alcuni elementi che nell’oscurità proprio non riesci a vedere compaiono magicamente non appena sposti anche di poco lo sguardo.

Non fatevi prendere dall’entusiasmo: se state guidando un’automobile di notte accendete i fari.


* mi fanno comunque meno paura delle banane.

Il Progetto Scians (o JUST DO IT: Vediamo se funziona)

Pochi giorni fa ho scritto JUST DO IT (o Non è mai il momento giusto, quindi il momento giusto è adesso). Poi ho cliccato su Pubblica, ho ammirato quel groviglio di parole e sono tornato alla mia vita. Di nuovo.

Ora, non che mi senta responsabile per ognuno di voi (specialmente per te che hai le dita nel naso), ma trovo particolarmente inquietante che io sia il primo a ignorare quello che scrivo. Così dieci minuti fa ho riempito la mia pipa immaginaria e ho iniziato a riflettere su cosa potevo fare di concreto. Per un istante il mio viso si è illuminato, poi la vocina è partita, puntualissima: “Leonardo, tesoro mio, questo è il momento peggiore per iniziare qualcosa, per una valanga di motivi, lo sai bene. Non ha il tempo, la sicurezza, la forza. Perché sprecare tutto, che fretta hai? Aspetta un altro po’.” Ed ero sul punto di aspettare sul serio, giuro, quando mi sono reso conto che aspetto da anni, e aspetterò “ancora e ancora e ancora”, fino a quando non ci sarà più nulla da aspettare. No, questa volta il momento giusto sarà oggi. Tra mille casini, nell’impreparazione più assoluta, ma sarà oggi.

S.c.i.a.n.s. (Soggetto Cosciente Inizia Attività Non Sostenibili)

E così, dopo un’estenuante sessione di analisi (un minuto al massimo) ho deciso di far partire il Progetto Scians*: un esperimento sgangherato che si divide in tre fasi:

FASE 1: La prima fase è il post che state leggendo: serve a tracciare una linea di inizio che mi impedisca di tornare indietro troppo facilmente. È un “fallo e basta” di cui mi pentirò tra pochissimo, ma fa parte del piano.

FASE 2: Nei prossimi giorni tirerò fuori almeno un paio di progetti che ho abbandonato nell’ultimo periodo. Niente di speciale: è solo quello che mi andava di fare e non ho fatto. Mi darò due o tre giorni al massimo per rendere presentabile ognuno di essi. Non avrò il tempo per procrastinare troppo, tentare mille rifiniture per poi rimuoverle tutte, farmi prendere dai dubbi. Sarà un just-do-it in piena regola.

FASE 3: Ancora non lo so. È proprio questo il senso dell’iniziativa. Se sapessi già tutto l’avrei chiamato progetto DONE (Denaro, Orgoglio, Notorietà, Ermenegildo). Questa è la fase in cui la trottola inizia a girare. A volte tutto funziona e si diventa ricchi e felici, altre volte si muore di stenti sotto un pezzo di cartone, di solito non accade un bel niente: hai imparato un altro modo in cui la trottola non gira bene, così puoi raccoglierla e provare di nuovo.

Spero di ispirare qualcuno a unirsi all’esperimento, anche silenziosamente. In fondo abbiamo tutti bisogno di una Scians: se nemmeno noi siamo disposti a darcela, chi mai lo farà? E se proprio non avete intenzione di lanciare la vostra trottola… be’, almeno supportatemi mentre distruggo la mia :-)

Leonardo

P.S. un’ultima cosa, per la vocina: avrai ragione su tutto il resto, ma c’è un detto che dice: “Se vuoi che qualcosa venga fatto, chiedi alla persona più impegnata.” Avrò abbastanza tempo. Anzi, ne avrò di più.


* Avrei tanto voluto chiamarlo Scianz, ma con la Z mi venivano in mente pochissime parole e “Sesso Con Immaginazione, Ancora Nessuna Zoc**la” suonava troppo, troppo male.

(compreso quello di scrivere ciò che mi pare tra due parentesi)