Vicino a casa mia ci sono due locali, praticamente attaccati, in cui vendono kebab. Uno è grande e ha un sacco di roba, l’altro è piccolo. Io vado sempre in quello più piccolo perché lo considero più debole e preferisco i più deboli. Penso che grazie al mio supporto guadagnerà di più e insieme faremo crescere il locale fino a quando non acquisterà il bar di fianco, lo unirà al suo e diventerà grande. Diventerà più grande del kebabbaro grande. A quel punto ovviamente sarò costretto a comprare il mio kebab dall’altro tizio, perché sarà diventato più debole e io preferisco i più deboli. Eventualmente lui acquisterà la cartoleria lì a fianco, la unirà al suo locale e diventerà più grande del kebabbaro piccolo che era diventato grande e ora sarà di nuovo piccolo, io tornerò a servirmi dall’altro e non ci fermeremo fino a quando i miei amici kebabbari non avranno comprato tutta la città grazie ai mie tre euro e cinquanta settimanali.
In fin dei conti è una vecchia storia: c’è una ragazza nuova, ci piace un sacco, ci fa tremare i peli della barba. Grazie a qualche movimento strano del bacino riusciamo a conquistarla, è nostra. Dopo qualche giorno ci accorgiamo che il suo carattere deciso è una spina nel fianco quando ci stai insieme, che il taglio di capelli è davvero bello ma non piacerebbe a mamma, e poi i suoi occhi neri neri affascinano ma che paura non distinguere le pupille. “Tesoro, dovresti evitare quel linguaggio.”
Non solo cerchiamo di cambiare quello che ci piace, ma cerchiamo di trasformarlo in quello che ci lascia indifferenti o addirittura detestiamo. In un certo senso preferiamo la comodità alla bellezza. Non abbiamo paura di uccidere qualcosa, se ci farà vivere più a nostro agio (che poi è il motivo per cui consideriamo giusto chiudere qualcuno in una stanza con le sbarre per anni e anni perché non ha aderito a un patto sociale scritto prima che lui nascesse). Quando abbiamo finito di normalizzare quello che abbia davanti ci assale un senso di noia, di vuoto. Ma ecco che qualcosa di nuovo spunta all’orizzonte: sembra proprio quello di cui abbiamo bisogno. Oh, se solo potessimo averlo. Se solo potessimo averlo e poi distruggerlo.
Ora mi trovo davanti a un problema col mio kebabbaro. Vorrei andare da lui e dirgli: “Questi sono i miei tre euro e cinquanta. Se ti servono per vivere, per far studiare i tuoi figli, per andare al cinema, bene: sono molto felice per te. Ma se li stai accumulando per comprare il bar qui a fianco ti prego, non farlo. Piuttosto usali per drogarti.” Però io non voglio che il mio kebabbaro si droghi: voglio che guadagni tanto e sia felice, così potrà essermi indifferente.
Leonardo
P.S. è appena uscito il mio nuovo Libro Mai Scritto: L’uomo allergico alle donne, tranne una. Mi era venuto meglio quello precedente però: Sono soltanto oggetti.



